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È probabile che intorno all'800 esistesse a Pisa, accanto al Vescovado, una scuola di lettere, costituita dal Papa Eugenio II.

Nel 796, il Diacono Pietro da Pisa fu anche maestro a Pavia ed insegnò grammatica a Carlo Magno imperatore; al tempo stesso fu autore di due trattati grammaticali.

Uno storico di notevole importanza, in quel periodo, fu il Pisano Bernardo Maragone, autore dell'opera gli "Annales" che fu continuata, alla sua morte, dal figlio Salem.

Nella metà del 1100, operò a Pisa il celebre grecista Ugo Eteriano, autore di più libri, uno dei quali dedicato nel 1172 al clero pisano; proprio in quel periodo, si suppone anche che esistesse a Pisa una Scuola di greco o di dottrine sacre.

Verso la fine del secolo XIII, si ricordano come professori di grammatica Puccio di Bonastrenna e Ugolino.

Dopo varie vicissitudini lo Studio di Pisa ebbe assicurata regolare e legittima vita, dalla bolla "In supreme dignitatis" di Papa Clemente VI, il 3 settembre dell'anno 1343.

Dal 1355 insegnò a Pisa Francesco da Buti, autore del primo commento a Dante. Ma sia dal periodo anteriore alla conquista fiorentina del 1406, con la riforma di Lorenzo il Magnifico (1472), sia coi nuovi Statuti del tempo di Cosimo I (1545) e fino alla riforma napoleonica gli studi umanistici non costituivano una facoltà a sé: quelli filosofici erano compresi nella Facoltà di Medicina mentre quelli letterari erano concepiti come supporto culturale di base comune di tutte e tre le facoltà riconosciute (Diritto Civile e Canonico, Teologia, Filosofia e Medicina). Tuttavia anche gli insegnamenti umanistici conobbero una fase di prestigio fin dal XVI secolo; già nel Cinquecento divenne regolare l'insegnamento del greco e furono impartiti insegnamenti di ebraico, di arabo e di siriaco. Con la Riforma napoleonica e la Restaurazione granducale la Filosofia e la Filologia divennero facoltà a sé.

Dopo l'Unità la Facoltà di "Filosofia e Lettere" conobbe una nuova fioritura grazie a filologi, storici e filosofi illustri. Fu in seguito alla Riforma dell'Università attuata da Giovanni Gentile nel 1923 che la facoltà prese il nome attuale di Lettere e Filosofia e conobbe altri maestri di primo piano come il linguista Clemente Merlo, il filologo Augusto Mancini, gli storici Evaristo Breccia a Delio Cantimori, a cui, nel dopoguerra seguirono Luigi Russo per la critica letteraria, Silvio Ferri e Paolo Enrico Arias per l'archeologia, Silvio Pellegrini per la filologia romanza, Giovanni Amoretti per la germanistica.

La Facoltà offre oggi una formazione culturale globale piuttosto che tecnica, orientando quindi non solo all'insegnamento e alla ricerca, ma anche ad altri settori di attività (giornalismo, attività editoriali, promozione culturale, pubbliche relazioni, archivi, musei, amministrazioni di beni culturali). 

STORIA DI PALAZZO RICCI




Il testo relativo alla storia di Palazzo Ricci è stato tratto integralmente dal volume 1343 - 2000 e oltre... idee,progetti,realizzazioni per una città-università, edizioni Plus, Pisa, dicembre 2000.

Il Palazzo dello Scrittoio delle I. R. Fabbriche è oggi sede della Facoltà di Lettere dell'Università di Pisa. Le sue origini sono antiche come indicano le strutture murarie lapidee visibili nella chiostra centrale e nei setti non intonacati. La complessità morfologica del suo interno è soltanto parzialmente stemperata dall'andamento ordinato e regolare dei quattro ordini di aperture nei due prospetti. Come fosse l'area in cui è sito il palazzo, prima dei lavori lorenesi, è ben visibile nella cartografia precedente alla pianta Lorenzi del 1777. La ristrutturazione del palazzo Granducale coinvolse, infatti, l'intera area di piazza S. Niccola, oggi Piazza Carrara. Già nel 1766 ivi era stata costruita una fabbrica bassa ed estesa, dubitativamente attribuita a Pellegrini, e destinata alle scuole del Corpo dei Dragoni. Intorno al 1769 venne aperto anche il cantiere del nuovo teatro Rossi, voluto e patrocinato anch'esso dal Granduca; vennero ristrutturati il Convento e la chiesa dei P. P. Agostiniani alla quale Pietro Leopoldo poteva accedere direttamente attraverso un passaggio aereo e venne messo in comunicazione al palazzo Granducale anche l'antico palazzo delle Vedove . Infine il nuovo Palazzo dello Scrittoio delle I. R. Fabbriche venne destinato agli uffici tecnici dell'Amministrazione. Le strutture preesistenti e disomogenee vennero inglobate all'interno del nuovo edificio.

L'attuale configurazione delle facciate, su via S. Maria e su via Collegio Ricci, ricalca probabilmente il disegno settecentesco e la mano degli ingegneri fiorentini dello Scrittoio, come l'ingegner Francesco Bombici, che condusse la sistemazione generale della piazza. Al tempo dell'impianto del Catasto leopoldino, all'incirca negli anni venti dell'Ottocento, l'edificio morfologicamente è già in buona parte come lo conosciamo oggi. Non vi era stata ancora annessa l'ala meridionale, appartenente al convento di S. Niccola. Nella parte nuova della facoltà progettata dall'ingegner Severini negli anni '60, vi era allora una casa con corte, evidentemente distrutta. La struttura è dunque in buona parte rimasta inalterata fino ad oggi. Oggi l'edificio viene comunemente riconosciuto come Palazzo Ricci nonostante il Collegio propriamente detto fondato nel 1568 dal "cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano, arcivescovo di Pisa, si trovasse nella piazzetta dei Ricci corrispondente oggi alla porzione occidentale di Piazza Dante.

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